Gran Premio d’Australia: caos totale

Gran Premio d'Australia: caos totaleI veri “vincitori” del Gran Premio d’Australia a mio parere sono stati Robert Kubika e Sebastian Vettel. E’ la mia personale provocazione alla Formula 1 2009, che è partita portando con sé un carico di delusioni. Il polacco ed il tedesco si sono resi protagonisti dell’unico episodio “vero” della corsa (il duro confronto e poi la collisione a pochi giri dal traguardo). Per il resto tante polemiche e molta confusione. Chi usa il kers e chi no… Chi seglie le gomme ultra-morbide che vanno in pappa dopo otto giri e chi le preferisce più dure e non è obbligato a fermarsi di continuo ai box che, per inciso, sembrano ormai più affollati degli Autogrill delle autostrade la domenica mattina. Quindi la storia dei diffusori, i reclami, gli appelli e le dichiarazioni al cianuro di questo o quell’altro team manager. Zero tagliato è il mio personale giudizio nei confronti del “circus” che ha davvero ben poco a che vedere con la F.1 di una volta. Ed ha fatto bene Fernando Alonso a scusarsi con i tifosi alla vigilia del Mondiale. Perché bravo è davvero chi ci capisce qualcosa, lo avevo già detto… C’era una volta chi era più veloce e astuto degli altri e vinceva le gare. Ma oggi tutto sembra andare a rovescio e non perché a trionfare sia stata la nuova Brown GP. A proposito, ma la vogliamo dire tutta? Allora… ecco alcune considerazioni che rappresentano anche degli interrogativi. Primo: Ross Brown non è un pivellino ed era da parecchio tempo che studiava la nuova monoposto. Il diffusore è regolare, perché secondo me il regolamento della FIA presenta una “falla” ed è in questo senso aggirabile. Secondo: qualcuno (la FIA?) ha voluto probabilmente dare una mano all’ex direttore tecnico della Ferrari. Lo scopo è chiaro: avere sullo schieramento altre due vetture, cosa che di questi tempi, con la crisi che corre, non guasta di certo. Terzo: tra le squadre in F.1 è sempre stata “guerra” totale; lo si sa bene, rientra nella normalità e tutto ciò fa parte della competizione. Ma quando ci si mettono di mezzo continuamente anche le carte bollate, allora non è più possibile parlare di sport. Un consiglio? Rispolverate una bella videocassetta delle corse degli anni ‘80 (se le avete anche del decennio precedente ne è gradita una copia) e non pensateci più fino al prossimo week-end.

29 marzo 2009 by Dario Lucchese | 1 commento »

La Formula 1 ed il nipote del grande Ayrton Senna

La Formula 1 ed il nipote di Ayrton SennaDove sta andando la Formula 1 di oggi? La crisi finanziaria che ha direttamente coinvolto tutti i team, nonché una scarsa stabilità dei regolamenti tecnico-sportivi, fattore che ha portato molti appassionati a perdere definitivamente il bandolo della matassa (bravo è chi ci capisce in materia…), stanno togliendo “ascolti” alla categoria. Per ultimo la bocciatura di Bruno Senna, a mio parere, ha pienamente rappresentato la scarsa sensibilità da parte degli attuali amministratori della massima serie, sempre più legati ai piloti con la valigia, a discapito di un investimento che vada oltre il dio denaro e che consideri anche l’aspetto mediatico e dell’impatto col pubblico. Il nipote del grande Ayrton probabilmente non sarà un fulmine e in GP2 ha dimostrato di non essere assolutamente imbattibile… ma è pur sempre il nipote del grande Ayrton. Portare adesso un altro Senna in F.1 avrebbe fatto riacquistare quota alle azioni del Mondiale. Invece si è preferito tenere nella lista dei partecipanti un ormai “obsoleto” Rubens Barrichello. In fondo anche Villeneuve Jr. non era considerato un fuoriclasse, eppure la sua presenza nel “circus” fu bene accettata e, nonostante i vari detrattori di turno, Jacques riusci a mettere “kappaò” Michael Schumacher, sottraendogli l’iride nel 1997 con la Williams dopo avere dimostrato il suo valore nelle gare Usa… Per quest’anno Bruno Senna sta guardando al Dtm e alla Le Mans Series (il portale Italiaracing ha proprio oggi rivelato la notizia del suo test a Le Castellet con la Oreca). Speriamo solamente che il tempo  non lo faccia precipitare nel “dimenticatoio”. Sarebbe senz’altro un’occasione sprecata per tutti.

8 marzo 2009 by Dario Lucchese | Nessun commento »

Niki Lauda ed i suoi 60 anni

Niki Lauda ed i suoi 60 anniEsattamente una settimana fa Niki Lauda ha compiuto 60 anni. Tre titoli mondiali, (conquistati nel 1975 e 1977 con la Ferrari e nel 1984 con la McLaren), 25 vittorie e 171 Gran Premi disputati. Il pilota viennese appartiene ormai ad un’altra epoca dell’automobilismo. Personalmente non ho mai amato i “ragionieri del volante” ed il fatto che l’austriaco nella sua carriera si fosse conquistato tale appellativo, mi aveva sempre fatto preferire a lui altri suoi colleghi. Eppure, con il passare degli anni, mi sono dovuto ricredere. Di Lauda ho mano a mano apprezzato la sincerità, l’estrema franchezza e lucidità nell’esprimere e riferire tutto ciò che pensa, mettendo spesso e volentieri da parte la diplomazia. In seguito ho rivisto alcuni filmati e ne ho colto anche l’aspetto della temerarietà tipica di un fuoriclasse. La sua storia è anche un po’ leggenda. L’incidente del Nürburgring del ‘76 da cui riuscì a scampare miracolosamente (ad estrarlo dalle fiamme fu Arturo Merzario e, dato oramai per spacciato, gli fu persino impartita l’estrema unzione). Il “tradimento” alla Casa di Maranello alla fine dell’anno seguente, dopo avere conquistato il secondo iride. Il ritiro, annunciato a Montreal alla fine del 1979, ed il ripensamento che lo portò a mettersi di nuovo in gioco due stagioni dopo. Quindi la sfida vinta per mezzo punto con il compagno di squadra Alain Prost, definiscono nei caratteri un personaggio sicuramente unico. Dopo il rogo che lo sfigurò per sempre, ebbe il coraggio di ricominciare, senza sottrarsi altre volte al pericolo. Una vita a 300 all’ora, metaforicamente parlando e non soltanto. Nel 1976 si sposò per la prima volta con Marlene Knaus e in viaggio di nozze andò a Kyalami, per la gara del Sudafrica. Da lei ha avuto i figli Mathias e Lucas prima di divorziare, rimanendole comunque legato da una profonda amicizia. L’anno scorso ha preso in moglie la trentenne Birgit Wetzinger, che nel 2005 gli aveva donato un rene per un secondo trapianto a cui era stato costretto dalle cattive condizioni di salute, postume sempre dell’incidente del Nürburgring. Lauda ama i cani, adora sciare, andare in moto, ma soprattutto volare. Nel 1979 ha fondato la Lauda Air, che in breve tempo ha ingrandito la sua flotta tanto da diventare una delle prime Compagnie europee, nonostante il grosso colpo subìto in seguito al disastro del Boeing 767-3Z9ER precipitato a Suphan Buri, in Tailandia, il 26 maggio del 1991 a causa di un problema tecnico, determinando la morte di 223 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio. Un personaggio eclettico, ma anche dalle grandi doti umoristiche. Note, per esempio, sono le sue scorribande insieme al rivale ed amico James Hunt. Per il suo cinquantesimo compleanno, nel 1999, insieme ad alcuni amici andò a rivedere il luogo del suo incidente; dalla foresta che sovrasta la curva Bergwerk, ad un tratto, venne fuori un gruppo di persone che, riconoscendolo, gli gridò “Niki, cosa ci fai qui?”… e lui rispose “Sono tornato a cercare il mio orecchio”. Oggi Lauda sostiene di non sentirsi vecchio, ma di essere in perfetta forma e ha dichiarato di volere vivere il più possibile accanto alle persone che gli vogliono bene.

Fonti: Beyond the Limit (Sid Watkins, 2001); Il Messagero on-line; Io e la Corsa (Niki Lauda, 1976); Welcome to Grand Prix (Oscar Orefici, 1978)

1 marzo 2009 by Dario Lucchese | Nessun commento »

Scrivo su… SportAuto n.7, giovedì 12 febbraio 2009

Gioie e timori di Mirko Bortolotti. Il campione italiano in carica di F.3, dopo essere salito lo scorso novembre sulla Ferrari F1 2008 stabilendo il nuovo record della pista di Fiorano, ha vissuto per due mesi nell’attesa di una “chiamata”. Poi l’occasione da cogliere al volo. Quella di entrare nel programma Red Bull Junior Team. Il giovane trentino si racconta e lo fa sul numero 7 2009 di SportAuto, in edicola da giovedì 12 febbraio. Alla promessa del “vivaio” nazionale, ormai prossima a debuttare nella neonata F.2, dedico un “faccia a faccia” di due pagine. Sulla stessa rivista riscopro il personaggio Giambattista Busi, vincitore del titolo tricolore di F.3 nel 1991, in quello che poteva essere considerato il periodo d’oro della categoria. Un’annata “doc”, caratterizzata dalla partecipazione di gente come Jacques Villeneuve, Max Papis, Luca Badoer e Domenico Schiattarella. Busi li aveva battuti tutti… ma la sua carriera non ebbe una svolta e, sfumata per una manciata di milioni di dollari l’ipotesi Jordan nel ‘93, da allora in poi iniziò una fase discendente. Buona lettura a tutti…

Riferimento: SportAuto n.7 2009

16 febbraio 2009 by Dario Lucchese | Nessun commento »

Scrivo su… SportAuto n.6, giovedì 5 febbraio 2009

Ecco cosa scrivo su SportAuto di giovedì 5 febbraio 2009Quasi cinquant’anni. Il Trofeo Cadetti, nato con l’esatta denominazione di Formula 875 Monza nel 1965 grazie al lavoro organizzativo di Romolo Tavoni, ex direttore sportivo della Ferrari, continua a proporsi ancora oggi come una categoria a basso costo. Per i più giovani e gli “appassionati della domenica”. Cambiano i regolamenti, ma l’essenza del trofeo rimane quasi la stessa dei suoi albori: tanta passione e libero estro per i costruttori dei telai artigianali. E’ questo il tema del servizio che affronto sul numero 6 2009 di SportAuto in edicola da giovedì 5 febbraio. Sempre con il supporto grafico del valido Sergio Baratto. Da un argomento “tutto italiano” ci spostiamo quindi oltre Manica, per parlare dell’uso ed abuso della lingua inglese nelle corse. “Inglese per tutti”, è lo slogan della nuova generazione di piloti. Oggi comunicare nella lingua di Sua Maestà, è indispensabile per chi punta al massimo livello nelle competizioni automobilistiche…  La prima intervista di questa settimana è dedicata invece a Mauro Baldi. Prima di appendere il casco al chiodo, il reggiano è stato protagonista indiscusso al volante delle vetture Sport. Ma in precedenza si era anche distinto come uno dei nostri alfieri nella F.1 dei primi anni Ottanta. Non ebbe fortuna, anche se, specialmente con l’Arrows (quella sponsorizzata dalle Ceramiche Ragno), seppe mettersi in luce. L’altro personaggio a cui sono dedicate le “3 domande” di questo numero della rivista è infine Gianluca Carboni, un giovane che si è fatto strada nei monomarca ed il quale lo scorso anno ha debuttato nel Ferrari Challenge Italia vincendo nella gara del Motor Show ed ottenendo altri successi in Coppa Shell durante la stagione. Buona lettura a tutti…

Riferimento: SportAuto n.6 2009

8 febbraio 2009 by Dario Lucchese | Nessun commento »

Scrivo su… SportAuto n.5, giovedì 29 gennaio 2009

Ecco cosa scrivo su SportAuto di giovedì 29 gennaio 200917 edizioni. Quattro differenti modelli di vetture dal 1993 ad oggi. Il Ferrari Challenge non risente degli anni che ha, ma continua a proporsi come una vetrina importante per i giovani trofeisti e per i piloti più anziani. Per entrambi il monomarca della Casa di Maranello si è rivelato un campionato dalle ampie prospettive sia per il proseguo della carriera degli uni, quanto come forma di “gratificazione” per gli altri. Sul numero 5 2009 di SportAuto in edicola da giovedì 29 gennaio ho dedicato quattro pagine alla serie attualmente riservata alle veloci F430 nella versione “racing”, introducendo le novità che caratterizzeranno la nuova stagione tricolore ed europea, prevedendo un inedito sistema di qualifiche e stabilendo lo schieramento di gara 2 sulla base della classifica dei giri più veloci di gara 1 che si disputerà sabato pomeriggio. Cambiando specialità, la F.3 italiana è giunta ad un bivio. Il campionato organizzato da Aci-Csai si prospetta interessante, con undici squadre ed oltre una ventina di monoposto. Almeno sulla carta. Perché allo stato attuale non ci sono contratti firmati. Mancano i piloti, abbagliati dal “miraggio” di altre categorie o, in altri casi, completamente a corto di budget. E’ questo il tema di un altro servizio che ho affrontato sulla rivista, provando ad analizzare il problema ed ascoltando i pareri dei team manager Angelo Rosin e Cristiano Giardina. Voltando ancora pagina, sulla pista di Taupo si è disputato il quarto appuntamento della A1GP. La vittoria di Adam Carroll nella Sprint Race ha consentito al Team Ireland di consolidare il suo vantaggio. Ma il vero protagonista del week-end è stato lo svizzero Neel Jani, reduce da una forma virale violentissima che lo aveva recentemente costretto a trascorrere una decina di giorni in ospedale, al suo rientro subito vincitore nella Feature Race, la gara più lunga. Due le pagine di reportage che ho curato sull’evento neozelandese, raccogliendo la testimonianza di Edoardo Piscopo, il giovane romano che ha portato in zona punti il Team Italia e che sembra avere riacquistato fiducia in sé stesso e nella squadra diretta da Piercarlo Ghinzani, in vista del prossimo round del Sudafrica in calendario il 22 febbraio. I personaggi che ho intervistato questa settimana sono infine Simone Di Luca, vincitore del titolo della Clio Cup 2008, e Domenico Schiattarella, che tra la fine del ‘94 e l’inizio del ‘95 approdò in F.1 con la Simtek, prima di trasferirsi negli Stati Uniti per tentare con discreto successo l’avventura nella Grand Am. Buona lettura a tutti…

Riferimento: SportAuto n.5 2009

29 gennaio 2009 by Dario Lucchese | Nessun commento »

Scrivo su… SportAuto n.4, giovedì 22 gennaio 2009

Quanto sono idonee ad un campionato propedeutico come la F.Azzurra le monoposto Uboldi GU07, “alias” le ex F.Renault 1600? E’ questo il tema del servizio di due pagine di cui mi sono occupato sul numero 4 2009 di SportAuto, in edicola da giovedì 22 gennaio. Scocche ormai datate ma tutto il resto rinnovato, incluso un motore Fiat parzialmente alimentato con biocarburante, è ciò che alla fine è emerso in un’analisi affrontata con i pareri di piloti e team manager della categoria e grazie all’ausilio di uno spaccato grafico della vettura realizzato da Sergio Baratto. Stefano Gai, quarto classificato nel Ferrari Challenge Coppa Shell 2008, è invece il personaggio intervistato questa settimana. Buona lettura a tutti…

Riferimento: SportAuto n.4 2009

22 gennaio 2009 by Dario Lucchese | Nessun commento »

Come eravamo: la F.1 va a quota 60

Come eravamo: la F.1 va a quota 60Quella del 2009 sarà la sessantesima edizione del Mondiale di F.1. L’evoluzione dei tempi ha portato la massima categoria a trasfigurarsi, lasciando dietro di sè tanti ricordi. Saltando di decennio in decennio, ecco gli avvenimenti più importanti che ne hanno caratterizzato la sua storia.
1999. In F.1 Mika Hakkinen conquista con la McLaren-Mercedes il suo secondo titolo iridato consecutivo. Michael Schumacher a metà stagione è protagonista di un incidente a Silverstone che gli procura la frattura della gamba destra, facendo svanire anzitempo i suoi sogni mondiali. Per la Ferrari le speranze sono riposte tutte su Eddie Irvine, ma l’irlandese non riesce nell’ambita impresa per soli due punti, mentre la Casa di Maranello conclude al primo posto nella classifica Costruttori.
1989. Alain Prost si laurea campione mondiale per la terza volta (in precedenza c’erano riusciti Jackie Stewart, Niki Lauda e Nelson Piquet). Il francese della McLaren conquista un successo tra mille polemiche, dopo l’epilogo convulso del Gran Premio del Giappone, quando lui ed il suo compagno di squadra Ayrton Senna
(nella foto), acerrimi rivali per la corona iridata, si toccano al 47. giro. Prost si ritira. Il brasiliano prosegue e va a vincere, ma a fine gara i commissari lo escludono dall’ordine d’arrivo, privandolo di un trionfo meritato. Nel “film” della stagione c’è anche l’impressionante sequenza dell’incidente occorso a Gerhard Berger durante il Gran Premio di San Marino che si disputa a Imola. La Ferrari dell’austriaco subìsce un cedimento aerodinamico e vola dritta contro il solido muretto della famigerata curva del Tamburello, venendo immediatamente avvolta dalle fiamme. Soltanto la prontezza degli uomini della Cea addetti al servizio antincendio riesce ad evitare il peggio ed il pilota se la cava con poche ustioni che lo costringeranno a saltare solamente il successivo appuntamento di Montecarlo.
1979. Il sudafricano Jody Scheckter conquista il titolo con la Ferrari. La definitiva consacrazione avviene sulla pista di Monza, in un’atmosfera da delirio collettivo. Alle sue spalle c’è Gilles Villeneuve con l’altra 312 T4. Il canadese, nel Gran Premio di Francia che si disputa sui saliscendi del circuito di Dijon, è protagonista di un memorabile duello con la Renault di René Arnoux, conquistando in quella occasione il secondo posto alle spalle dell’altra vettura francese guidata da Jean-Pierre Jabouille. Il transalpino, nella stessa circostanza, porta per la prima volta al successo in F.1 il motore turbo.
1969. Jackie Stewart mette le mani sul suo primo titolo iridato con la Matra Ms80-Ford, ottenendo in tutto sei vittorie. Nella 500 Miglia di Indianapolis, al volante di una Stp Oil Treatment Special, si impone invece l’italo-americano Mario Andretti, che l’anno precedente nella stessa gara era giunto ultimo.
1959. Jack Brabham, con la Cooper-Climax, è il primo australiano a vincere un Mondiale (dopo di lui ci riuscirà anche Alan Jones nel 1980, con la Williams sponsorizzata tra l’altro dalla famiglia di Osama Bin Laden). Nello stesso anno, in Gran Bretagna, inizia la sua carriera con le vetture Turismo colui che diverrà uno dei più grandi campioni di tutti i tempi: lo scozzese Jim Clark.

17 gennaio 2009 by Dario Lucchese | Nessun commento »

Scrivo su… SportAuto n.3, giovedì 15 gennaio 2009

Ecco cosa scrivo su SportAuto di giovedì 15 gennaio 2009Occhio e malocchio… nelle corse i rituali scaramantici costituiscono da sempre una componente irrinunciabile. Dalla tartaruga adottata come portafortuna da Tazio Nuvolari fino ai tempi moderni poco è cambiato. Ed è proprio ai vezzi dei piloti della nuova generazione che ho dedicato un servizio di due pagine sul numero 3 2009 di SportAuto in edicola da giovedì 15 gennaio. Riccardo Azzoli, Andrea Caldarelli, Alessandro Cicognani, Stefano Coletti, Michele Faccin, Alex Frassineti, Francesca Linossi, Mauro Massironi, Elena Missaglia, Marcello Puglisi, Nico Verdonck e Marco Zipoli  confidano i loro piccoli segreti, le loro fissazioni e le abitudini al volante. Sempre sulla rivista di questa settimana ho spiegato quali saranno i programmi di quest’anno della Gloria, dalla pista alle salite, con il debutto della nuova monoposto C8F. Del costruttore piemontese, Enrico Glorioso, della moglie Anna e dei figli Federico e Giulio ho anche parlato in un contesto più confidenziale, andando a conoscere da vicino quella che può essere sicuramente definita una “famiglia da corsa” in piena attività. Vincenzo Sospiri, un titolo di F.3000 Internazionale alle spalle ed il ruolo di collaudatore al team Benetton-Renault in F.1 ricoperto a metà anni Novanta, è il personaggio del “passato” che ho intervistato. Mentre a Marco Bassetto, campione 2008 della classe Gt Cup nella serie Egts di Peroni, ho dedicato le “3 domande” di routine. Per concludere, una “finestra” sulla 24 Ore di Dubai disputatasi lo scorso fine settimana, che ha visto tra i protagonisti l’equipaggio del team Autorlando Sport, poi costretto al ritiro, e quello della GDL Racing, prima squadra completamente italiana al traguardo con il decimo piazzamento finale.
Buona lettura a tutti…

Riferimento: SportAuto n.3 2009

15 gennaio 2009 by Dario Lucchese | Nessun commento »

La Targa Florio in un romanzo

La Targa Florio in un romanzoLa bibliografia sulla Targa Florio continua ad arricchirsi. L’ultimo volume che parla della “corsa più antica del mondo” è di Giuseppe Pitrone, edito dalla Nuova Ipsa di Palermo (19 euro). Questa volta, tuttavia, ci troviamo di fronte ad un vero e proprio romanzo. Un libro da cui prende corpo l’epopea piena di fascino e di memorie della “creatura” di Don Vincenzo. Il titolo - ‘a Cursa. Tormento ed estasi di un pilota alla Targa Florio - esprime sicuramente le emozioni e l’attaccamento dell’autore verso un “prodotto” della propria Terra.
Costanza Afan de Rivera, nipote di Vincenzo Florio, riguardo all’opera si esprime così: “Quando l’autore mi ha chiesto di leggere il libro, confesso che ero molto perplessa: il testo corposo, il tempo tiranno… Tuttavia, naturalmente, ho accettato. Pagina dopo pagina, mi sono ritrovata a vivere in un mondo che, purtroppo, non ho conosciuto: il rombo dei motori, la passione, l’avventura della mitica Targa Florio, l’immagine di mio zio Vincenzo. Tutto ciò ha rappresentato un quadro così vivo che per l’intero romanzo mi ha completamente affascinato e dato l’illusione di essere assieme al protagonista sui tornanti del circuito. In ogni pagina è palpabile l’amore dell’autore nei confronti di quella che è stata la più bella e antica corsa su strada del mondo. In più, il suo affetto per Vincenzo Florio, l’omaggio che rende al grande Vaccarella e alla generosità ineguagliabile del popolo siciliano suscitano tristezza nella consapevolezza che quei giorni felici siano oggi solo un ricordo”.

14 gennaio 2009 by Dario Lucchese | 1 commento »